mercoledì 8 luglio 2026

Il Ritorno al Futuro del generale Vannacci - Intervento di Leonardo Elia

 In un panorama politico italiano che già vede all’orizzonte le politiche del 2027, il primo terremoto rappresentato da Futuro Nazionale del generale Vannacci è una realtà.

L’autore del caso editoriale “ il mondo al contrario” forte della sua popolarità, entra in politica, cooptato da Salvini, nella Lega, viene eletto al Parlamento Europeo, e dopo due anni tradisce il suo mentore, forma un partito tutto suo, Futuro Nazionale.

Divora la Lega , alcuni sondaggi lo dicono addirittura  in vantaggio sul suo ex partito,  ruba consensi anche a Fratelli d’Italia, che si sentono scavalcati a destra.

Il  suo serbatoio elettorale è quello degli scontenti che si sentono traditi dalle politiche di questo governo,

conquistato con  parole d’ordine contro l’immigrazione, per la sovranità, per la sicurezza. Prima gli italiani.

È l’Italia delle periferie insicure, dei lavoratori poveri, che tradita dai partiti, da un governo che non ha un abbozzo di politica industriale, l’Ilva insegna, attribuisce ad altri poveri i problemi che la affliggono.

Con Renzi, si dice abbia avuto contatti con il generale al momento dello strappo, che vede in futuro nazionale semplicemente una perdita di base elettorale per questo governo. In funzione di un’alternanza , di cui è sicuro di far parte.

Per me Vannacci è un arma di distrazione di massa.

Mi spiego meglio.

Devia il malcontento delle fasce più deboli della popolazione, i traditi dai tagli alla sanità, al wellfare,gli esposti alla criminalità di quartieri periferici e abbandonati, verso altri poveri, che sono qui da noi perché sono manodopera servile, schiavi o quasi, la cui gestione è esternalizzata alla malavita più o meno organizzata. Interi comparti produttivi, come l’agricoltura e la ristorazione reggono per la manodopera a basso costo rappresentata  dagli immigrati.

Quindi la discussione si indirizzerà sull’accoglienza non toccando argomenti importanti come il finanziamento alle milizie di torturatori che gestiscono il passaggio dei migranti e che si arricchiscono con   un fiorente mercato nero del petrolio. Tagliagole  che impediscono ai reclusi di tornare nei paesi di origine.

Tutto il fracasso per il rilascio e il rimpatrio di Al Masri, tra il governo e l’ opposizione, senza che nessuno dicesse che il libico è stato “assunto” dal ministro Minniti, Pd, per rallentare l’arrivo dei migranti, trattenendoli con sevizie ed estorsioni in campi di concentramento in Libia.

L’opposizione che pensa solo alle coalizioni subirà   Vannacci, le sue parole d’ordine , non pensando ad un programma di governo , chiaro, che definirebbe una reale  alternativa politica.

Distrazione è questo, portare la discussione politica lontana dai temi importanti , come  per esempio sui  nostri  rapporti con Israele  ,  non dimentichiamoci che il generale  è fortemente filo israeliano .

Togliendo dall’imbarazzo il Pd che al suo interno, anche senza la Picerno, ha importanti frange filo sioniste, che spiegano l’immobilismo, non solo del partito ,ma anche del blocco sociale che lo vota, insieme a molti intellettuali di riferimento, nei confronti del genocidio in atto a Gaza, dell’aggressione del Libano e dell’Iran.

Israele vuol dire  destabilizzazione del mare su cui noi ci affacciamo, il Mediterraneo, la nostra porta di casa.

Distrazione di massa sono le prese di posizione del generale, sul 25 aprile, non riconoscerlo come data fondante della nostra repubblica, scatenando le solite  discussioni  su fascismo e antifascismo, che sottraggono tempo e attenzione ad argomenti per me ben più importanti come aprire finalmente  un confronto sui vincoli esterni che ci affliggono come Unione Europea, Nato e Stati Uniti, che da decenni significano la nostra  sovranità limitata, il nostro essere un protettorato.

Perché piuttosto che pensare al rimpatrio dei migranti, cosa  tra l’altro difficile da attuare, bisognerebbe agire sull’Unione Europea, che incentiva l’arrivo di manodopera a basso costo.

Aiutando gli stati  del sud del mondo, a conquistare la loro decolonizzazione , e a lottare contro la feroce ricolonizzazione portata avanti dalla parte del mondo sbagliata a cui apparteniamo.  Questo scontro epocale produce le migrazioni . Bisognerebbe pensare  a quello che faceva Enrico Mattei. Prendere posizione in questo conflitto  farebbe bene anche a noi italiani, per farci riscoprire il valore dell’ autonomia. Sarebbe per noi  educativo. E di emancipazione anche dai servi sciocchi di Bruxelles.

E come il giovane capo del governo senegalese, che vuole rivedere le concessioni minerarie e di pesca, per mettere a disposizione del suo popolo, dei suoi giovani, per non farli emigrare, risorse sottratte fino ad ora dalle multinazionali occidentali.

La nostra Italia, potrebbe pensarsi  come potenza regionale di pace attraverso la  diplomazia, cosciente della posizione centrale che occupa nel Mediterraneo , né più ne meno  quello che, tra difficoltà del mondo bipolare della guerra fredda , perseguivano i politici della prima repubblica. Enrico Mattei, Moro , Craxi, Fanfani,  dialogavano con tutti, e  agivano nell’interesse nazionale.

Potenza regionale di pace che non segua la politica guerrafondaia di Bruxelles, che non accetti lo slogan di più Europa, se vuol dire riarmo, che sposti l’asse della EU, dal Baltico, e le sue follie, facendo pesare di più la visione mediterranea, nel nostro interesse.

Una opposizione che se vuole essere di governo non si faccia distrarre con discussioni che non portano a nulla, ma che abbia come obbiettivo il ritorno della sovranità nazionale, che è democrazia parlamentare.

Un’Italia che chieda finalmente ragione dell’utilizzo delle basi americane sul suo territorio , conscia dell’importanza che la sua geografia gli dà, centrale nel mediterraneo .

Considerando poi  che in politica  il vuoto non esiste , la Turchia  ci ha sostituito in Libia e di fronte al nostro Salento, c’è il  tentativo in Albania di creare un avamposto sionista nell’isola di Saseno, tra l’altro pericolosamente  vicino al gasdotto Tap ,contrastato giustamente dal popolo albanese.  Aree in cui noi fino a poco tempo fa eravamo presenti, pacificamente, ma di cui  ci siamo disinteressati, e rischiamo di trovarci a poche miglia marine da Otranto una base israeliana mascherata da resort. Cosa non buona.

Il programma di un possibile governo futuro dovrebbe richiamare questi temi, non farsi distrarre da altro.

Dimenticavo il convitato di pietra, il tema  assente colpevolmente dal dibattito politico : la tassazione degli extra profitti delle banche e dei petrolieri, risorse sottratte ai territori  , che non dovrebbero  andare nelle tasche degli investitori come dividendi ma dovrebbero tornare ai territori per finanziare servizi, sanità, istruzione, wellfare, infrastrutture. Considerando che la politica di riarmo  produrrà solo macelleria sociale, ecco gli  spunti di riflessione per  costruire un’alternativa politica  di sistema e non la solita alternanza tra simili di diverso colore , come è successo fino ad ora.

 

 

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giovedì 28 maggio 2026

Nova a Gallipoli - Intervento di Leonardo Elia

 Sabato 16 maggio a Gallipoli, incontro con il format Nova, organizzato dal Movimento 5 stelle, tavoli tematici, divisi per argomento,  idee  per il programma, uno sguardo  alle politiche e al possibile campolargo.

  Dei presenti, credo quasi 250, molti i politicamente curiosi, tra cui il sottoscritto.

Molta confusione, dovuta credo ad una mancanza di organizzazione  di “partito” che il movimento non è riuscito a darsi, retaggio forse della struttura “orizzontale” delle origini. Senza una classe dirigente, che serve per organizzare il consenso della base e tradurlo in linea politica.

E il programma dà coesione , aggrega intorno ad idee forti.

È  questa la sfida .

Mi permetto di ricordare alcuni temi, a braccio, che potrebbero essere  spunti di riflessione, che per la loro importanza  e divisività , sia tra i partiti del campo largo, sia all’interno degli stessi partiti,  vanno trattati   con grande cautela. Ma vanno trattati.

Uno è  legge elettorale. Vabbè  siamo vicini alle politiche, manca solo un anno, ma di fronte alla irricevibile riforma proposta del governo, proporzionale, con premio di maggioranza enorme, e premierato , Conte che dice?

Che irricevibile  sia  non ci piove, ma se non si esprimono alternative, come fa il Pd, significa che va bene la oscena  legge elettorale  vigente, nella quale le liste le fanno le segreterie, in base alla fedeltà dei candidati, senza un voto di preferenza che dia rappresentanza  ai   territori.

Una legge elettorale quella attuale, che non rappresenta  i cittadini , fatta per far  governare, con che politica non si sa, e quindi porta inevitabilmente a  governi  che di fronte ai vincoli esterni che condizionano le nostre vite, EU e Nato, si comportano praticamente nella stessa maniera..

Un partito “nuovo”  deve cercare di recuperare alla politica  con la politica  chi diserta le urne.

Quindi il movimento   potrebbe esprimere il rifiuto dei cittadini, che sono tanti, nei confronti della russofobia dilagante, e della  cultura della guerra, fomentata dai soliti ,Unione Europea e  Nato, istituzioni che tra l’altro vivono una profonda crisi, stanno affogando nelle loro stesse contraddizioni.

Crisi di consenso di  molti governi europei, che appoggiando in maniera acritica l’Ucraina, ci stanno facendo rischiare  un disastroso conflitto con Mosca, rifiutando la diplomazia, arte di cui siamo stati maestri, fino a pochi decenni fa.

Governi che con l’appoggio incondizionato all’Ucraina e al suo presidente, un fantoccio corrotto, ci stanno coinvolgendo sempre di più in una guerra,  voluta non da noi, che sta insanguinando i nostri confini.

Aprire lo spazio aereo ai droni ucraini che attaccano il territorio metropolitano russo, permettere a nostre aziende di sviluppare e produrre sistemi d’arma utilizzati da Kiev, con un drone marino con 300 kg di esplosivo  spuntato a Lefkada, Ionio greco, poche miglia marine a est di Leuca, pericolosamente vicino alle rotte di traghetti e navi commerciali che collegano l’Adriatico con il Mediterraneo orientale, sono  tutti segnali di nostro coinvolgimento crescente.

Che dire del trattamento riservato agli attivisti della Global Sumud  flottilla, arrestati in acque internazionali con un vero e proprio atto di pirateria.

La brutalità a cui sono stati sottoposti , alcuni attivisti sono ancora ricoverati in ospedali turchi per le violenze subite in Israele, comunque non è lontanamente paragonabile alle sevizie inflitte alle centinaia di palestinesi detenuti senza processo.

E veniamo al punto.  La Flottilla, anzi le Flottillas, non sono ,se non in minima parte delle operazioni umanitarie, sono delle operazioni politiche, perché hanno fatto emergere la violenza che usa Israele contro gli oppositori, con annesso  ministro, Ben Gvir  ad incitare.

Il fatto che chi subiva la brutalità e la riprendeva , erano stranieri, ha imposto ai rispettivi governi un’ intervento formale ed energico, che non c’è mai stato per il genocidio a Gaza, e per tutto quello che Israele ha compiuto, e sta compiendo in Cis Giordania, Libano Iran etc.

Senza che nessuno, in Italia a partire dal presidente Mattarella , alzasse un dito contro le sanzioni  ad una nostra concittadina, Francesca Albanese, relatrice speciale per i territori occupati da Israele, per conto dell’ONU, che è stata  sanzionata e accusata di antisemitismo, solo perché diceva a ragione che lo stato ebraico è  colonialista e genocida.

Abbiamo bisogno di una forza politica che assuma impegni precisi su questi temi, smascherando l’ennesima ipocrisia connivente di Bruxelles, Von der Leyen e la sua cricca, che non volendo , non potendo, sanzionare il governo di  Tel Aviv, sanziona ,  lavandosi  la coscienza, scaricando la responsabilità su un esaltato, il ministro Ben Gvir, e pochi coloni violenti in Cis Giordania.

 Quindi operazione politica quella della Flottilla, che ha obbligato all’intervento i governi  nei confronti di uno stato che viene dipinto come l’unica democrazia del Medio Oriente, solo perché lì ci sono libere elezioni , ma una democrazia senza stato di diritto non è una democrazia.

E  il silenzio piddino su quello che sta succedendo a Cuba? L’isola strangolata dagli Usa, con sanzioni che equivalgono ad un lento genocidio? Con all’orizzonte una bella invasione, in salsa venezuelana?

Che dire poi degli extra profitti di banche e petrolieri, non tassati adeguatamente , fatti sulla pelle dei cittadini, cifre che si avvicinano alla finanziaria lacrime e sangue di quest’anno.

Profitti sottratti con la speculazione alle comunità, e che devono tornare alle comunità attraverso la tassazione. E tornare alle comunità vuol dire, politiche sanitarie, wellfare, infrastrutture, politiche del lavoro , non certo spendere in riarmo, acquistando, tra l’altro armi e gas, carissimo, americano.

Affrontare questi temi , con la doverosa cautela, vista la loro importanza e il loro peso, cambierebbe

sicuramente il livello della discussione politica nel nostro paese.

Questi sono niente altro che spunti di riflessione, importanti , perché in un momento di crisi sociale ed economica, come quello che stiamo vivendo, i partiti  devono interpretare le difficoltà, le inquietudini dei cittadini ed esprimerle in una linea di azione coerente, che scavalchi il conformismo , se non la piaggeria, imperante oggi in parlamento. La politica deve valorizzare i contenuti e se non lo si fa non cambierà nulla, e non si potrà dare una spallata ad un governo di incompetenti come quello attuale.

 

Movimento cinque stelle, se ci sei batti un colpo!



venerdì 15 maggio 2026

Amnesia - Intervento di Leonardo Elia

 Il 9 maggio ricorre la fine di quel grande massacro che è stata la II guerra mondiale , con la resa a Berlino della Germania nazista.

La liberazione da un incubo.

 Chiamo questo intervento amnesia, perché dal nostro orizzonte storico, il ruolo e il peso, che ha avuto l’Unione Sovietica nella sconfitta dei nazisti, è sparito .

Con Macron che non invita la Federazione Russa agli 80 anni dello sbarco in Normandia, come è esclusa dalla commemorazione della liberazione di Auschwitz , da parte dei  sovietici il 27 gennaio del 1945.

Questa amnesia ,figlia di una posticcia cultura di guerra, della russofobia dilagante in Europa occidentale, non trova riscontro nelle opinioni pubbliche, se non in alcuni paesi , quelli che gravitano intorno al mar Baltico, e principalmente si basa su una colossale mistificazione storica.

Perché è un falso non riconoscere che l’Unione Sovietica ha sconfitto la Germania Nazista, e tutti i vari fascismi, compreso il nostro, che ne hanno appoggiato l’azione. Pagando , i russi, un enorme  tributo di sangue, tra civili e militari , si calcola 26 milioni di caduti, di morte e di distruzione.

Principalmente  tutti i vari nazismi collaborazionisti, principalmente dei paesi baltici e  dell’ Ucraina,  insuperabili nelle deportazioni e assassini di civili innocenti  , ora riesumati e ascoltati da Bruxelles e Washington.

Il 9 giugno dovrebbe essere festeggiato come un 25 aprile europeo.

La russofobia, generata da un timore di espansionismo russo  senza nessuna  base  storica e politica, nata dall’invasione dell’Ucraina, guerra provocata e voluta da inglesi e americani, è funzionale ad elites, economiche e politiche , che con la paura pretendono di  imporre scelte che dovrebbero basarsi  sul consenso dei cittadini ,che invece  hanno perso. Di fronte ad una crisi economica e sociale, generata da una guerra alle porte di casa, e aggravata da quello che succede nel golfo persico, pensano al riarmo e a guerre future, che notoriamente impoveriscono i tanti e arricchiscono i pochi, noti.

Con aziende europee, anche italiane, che sviluppano e producono sistemi d’arma insieme e per l’Ucraina. Siamo diventati co-belligeranti a tutti gli effetti contro la Russia dell’Operazione militare speciale.

Posizione impegnativa e pericolosa. Posizione impegnativa e pericolosa che non è gradita ai cittadini europei, vedi le manifestazioni dei giovani tedeschi contro la reintroduzione della leva obbligatoria.

Bisogna disarticolare la logica di guerra che opprime i popoli della EU, la opposizione sociale che utilizza denaro pubblico per le armi sottraendolo ai veri bisogni di noi cittadini. Una opposizione però che stenta a trovare una  espressione politica , parlamentare, almeno in Italia. Che una volta per tutte , mandi a casa Von der Leien, e i suoi sodali.

Ma forse in Europa si muove qualcosa


giovedì 30 aprile 2026

Intanto gli Emirati escono dall’Opec ... Intervento di Leonardo Elia

 Gli Emirati arabi Uniti , come anche le altre monarchie del golfo , messi  in crisi dalla guerra e blocco dello stretto di Hormuz.

Mancando della liquidità per l’impossibilità di esportare e per  l’insicurezza dovuta al conflitto in corso, hanno chiesto agli Stati Uniti dollari.

 In caso di risposta negativa  le transazioni per la vendita degli idrocarburi le avrebbero regolate in altre valute, cinesi in particolare e avrebbero liquidato assett, sempre in dollari , per procurarsi il denaro a loro necessario . E la Federal reserve ha subito risposto positivamente. Non poteva correre questi rischi.

Perché? La valuta di riferimento in questo settore economico è il dollaro, il petrodollaro, che ha sempre dato una quantità enorme di ricchezza a quei paesi, ricchezza  reinvestita  negli  Usa .

Se ci fosse stata la “fuga” dagli investimenti degli emiratini, beh ,per Wall Street ci sarebbe stato più di qualche problema.

Mettendo in crisi ,tutto il sistema finanziario internazionale, che regge da decenni l’egemonia americana.

Se a questo si aggiunge, la perdita di credibilità degli Usa in  questo conflitto, che hanno di fatto privilegiato  la difesa del loro alleato sionista e trascurato le monarchie del golfo, non bisogna dimenticare che sono dei giganti economici, ma dei nani militari e politici, ci si rende subito conto dell’accortezza della risposta iraniana all’aggressione, che con il blocco di Hormuz ha messo in crisi tutto un sistema economico, e  di concerto , devastando le basi americane nella regione, ha eliminato la presenza militare Usa che   le tutelava e rassicurava. Tutta l’area ha avuto una crisi da insicurezza, e  gli sceicchi , hanno ricordato a Washington la loro importanza.

E l’Europa?

L’impronta in politica internazionale di uno stato  si misura attraverso le capacità militari, la forza, la deterrenza  e ancor di più  attraverso la diplomazia,  che detta la direzione , che  è diretta emanazione della politica.

In Europa, la diplomazia , di cui siamo stati maestri fino a poco tempo fa, non esiste più,  allineati da un’Unione Europea, che  inizia a mostrare le sue  crepe, le sue contraddizioni, mossa da una logica di guerra, priva del consenso popolare ed espressione diretta delle  volontà di oltreoceano.

Mi riferisco all’alimentare la guerra in Ucraina, alle porte di casa , con l’ insensata russofobia dilagante,  privandosi, non nel nostro interesse , di quell’enorme ed essenziale per un’area manifatturiera  come è l’Europa, fonte di risorse come è la Russia. Per interesse non nostro.

L’impossibilità di svincolarci da volontà , ormai a noi estranee, che impediscono all’ Unione Europea, Germania e Italia si sono opposte, di sanzionare il regime criminale di Tel Aviv, che tra l’altro ha scatenato questa guerra insensata contro l’Iran.

Non prendendo una  posizione chiara, la Spagna lo ha iniziato a fare, nei confronti di chi sta trasformando il Mediterraneo, in una enorme e pericolosissima, per tutti noi, area di altissima instabilità.

Non pensando al tributo di sangue dato dalla gioventù ucraina, e russa , in una guerra mossa da interessi estranei a tutti noi europei, non pensando al genocidio a Gaza, Libano, al costo umano e politico dell’aggressione all’Iran.

Continuiamo a mettere sanzioni a tutti, che penalizzano  più il sanzionante che il sanzionato.

Queste guerre non sono le nostre guerre, e la diplomazia serve a questo , e la politica di riarmo di Bruxelles è nell’interesse dei soliti noti, al di qua e al di là dell’ Atlantico, non è nell’interesse dei popoli europei.

Il grande Otto Von Bismarck diceva che la politica è l’arte del possibile.

La diplomazia è figlia della politica. E la politica trova fondamento nella sovranità nazionale e si alimenta nell’interesse nazionale e nel sentire di un popolo.

E questo che manca ora in Europa, e forse in tutto quello che si autodefinisce occidente collettivo.

Che tristezza. Spero che le cose cambino e il più presto possibile.

Intanto gli Emirati escono dall’Opec, e Trump gode di questa scelta. Gli imperi hanno bisogno di alleati.

Senza alleati non valgono nulla, e le alleanze devono influenzare la politica dell’egemone, è bene che l’Europa, e l’Italia lo capisca.

 


venerdì 24 aprile 2026

Strange Days ... Intervento di Leonardo Elia

 L’attualità drammatica che stiamo vivendo, suggerisce degli spunti di riflessione importanti per i possibili programmi dei partiti che si propongono come alternativa a questo governo.

Lo scontro tra l’amministrazione Trump e il papa americano è una realtà.

Il blocco di Hormuz, ci  priva, a noi e all’Europa, di un’importantissima fonte di energia, e non solo, considerando   le sanzioni alla Russia, che hanno penalizzato più  il  sanzionatore che il sanzionato.

Con Descalzi, amministratore delegato dell’ Eni, che con il prezzo del barile di petrolio in salita, pensa ai ricavi degli azionisti! Enrico Mattei avrebbe ragionato, giustamente, in maniera differente.

Per poi diventare anche lui un putiniano di ferro, dicendo, cosa condivisibilissima, che bisogna riaprire alla Russia per cercare  di rispondere ad una   crisi dovuta a carenze nell’approvvigionamento di idrocarburi. Stesse conclusioni a cui è arrivato il pacatissimo Michele  Marsiglia di Feder Petroli.

Con il commissario Dombrovsis, che è contrario allo sforamento del patto di stabilità, confermando la lontananza da noi di una Unione Europea,  a trazione sempre più baltica e nord europea.

Che minaccia di negare i finanziamenti alla Biennale di Venezia, per la presenza ,finalmente, della Federazione russa. Con un ministro, quello della cultura, Giuli che si è già mobilitato su questo tema attaccando quell’insostituibile intellettuale, Buttafuoco, che presiede questa grande realtà  culturale, reo di aver accantonato  la russofobia imperante .

In più  svariate industrie italiane si è appreso da poco che collaborano con gli ucraini, nella produzione di droni militari. Noi  quindi sempre più belligeranti .

Forse i baltici e Bruxelles, si rifiutano di considerare, perché nessuno dei nostri governi lo ha fatto presente, con le buone o con le cattive che noi guardiamo al Mediterraneo,  che deve essere in pace, questo per l’interesse di tutti. E nostro in particolare. Tra l’altro tutto ciò valorizzerebbe la nostra importante  posizione geografica.

Non possiamo rimanere spettatori e subire decisioni prese altrove.

Il nuovo premier ungherese Magyar, interessato , e molto,  ai fondi europei ha detto che i rapporti con la Russia non si modificheranno, perché l’ Ungheria è lì e la geografia parla chiaro.

Le mosse della Meloni , come impedire l’utilizzo di Sigonella per la logistica americana nella guerra di aggressione all’Iran, Aviano invece è attiva, e il  rifiuto di un coinvolgimento diretto ,che gli è costato gli strali di Trump, come la sospensione del memorandum tra Italia e Israele su difesa e sicurezza, rinnovato per  decenni da tutti i governi precedenti, mi sembrano delle mosse più di facciata , e tardive, che altro.

È  un buttare la palla nel campo avversario, nel campo largo,  con la speranza concreta di far emergere le contraddizioni  che covano sotto la cenere, su collocazione internazionale, Asia occidentale, Russia , riarmo, e in genere rapporti con Bruxelles.

Enrico Mattei , politici della Prima Repubblica ,Fanfani, Moro sono riusciti a ritagliare , per il nostro paese , in un mondo bipolare, sfruttando la nostra predisposizione alla diplomazia,  uno spazio geopolitico importante, con l’obbiettivo di indipendenza  energetica  che significa anche  sovranità  nazionale. Inoltre si potrebbe pensare attraverso  la Cassa depositi e prestiti,  al  ritorno in possesso, pubblico , di giganti  per noi strategici come l’Eni .Pensare meno ai dividendi degli azionisti, di più all’interesse della nazione.

Il problema non è solo il governo attuale, sono anche le spaccature  della possibile alternativa,  e Giorgia lo ha capito.

I vincoli esterni,  e parlo di Unione Europea, Nato, il sistema di alleanze, che spesso ci hanno fatto deviare dal nostro interesse nazionale, tra l’altro non se la passano bene.

Forse è il momento che la politica si faccia carico di questi  temi.

E finirla finalmente con questa logica bellicista che opprime la nostra società da anni.



Il Ritorno al Futuro del generale Vannacci - Intervento di Leonardo Elia

  In un panorama politico italiano che già vede all’orizzonte le politiche del 2027, il primo terremoto rappresentato da Futuro Nazionale de...