venerdì 24 aprile 2026

Strange Days ... Intervento di Leonardo Elia

 L’attualità drammatica che stiamo vivendo, suggerisce degli spunti di riflessione importanti per i possibili programmi dei partiti che si propongono come alternativa a questo governo.

Lo scontro tra l’amministrazione Trump e il papa americano è una realtà.

Il blocco di Hormuz, ci  priva, a noi e all’Europa, di un’importantissima fonte di energia, e non solo, considerando   le sanzioni alla Russia, che hanno penalizzato più  il  sanzionatore che il sanzionato.

Con Descalzi, amministratore delegato dell’ Eni, che con il prezzo del barile di petrolio in salita, pensa ai ricavi degli azionisti! Enrico Mattei avrebbe ragionato, giustamente, in maniera differente.

Per poi diventare anche lui un putiniano di ferro, dicendo, cosa condivisibilissima, che bisogna riaprire alla Russia per cercare  di rispondere ad una   crisi dovuta a carenze nell’approvvigionamento di idrocarburi. Stesse conclusioni a cui è arrivato il pacatissimo Michele  Marsiglia di Feder Petroli.

Con il commissario Dombrovsis, che è contrario allo sforamento del patto di stabilità, confermando la lontananza da noi di una Unione Europea,  a trazione sempre più baltica e nord europea.

Che minaccia di negare i finanziamenti alla Biennale di Venezia, per la presenza ,finalmente, della Federazione russa. Con un ministro, quello della cultura, Giuli che si è già mobilitato su questo tema attaccando quell’insostituibile intellettuale, Buttafuoco, che presiede questa grande realtà  culturale, reo di aver accantonato  la russofobia imperante .

In più  svariate industrie italiane si è appreso da poco che collaborano con gli ucraini, nella produzione di droni militari. Noi  quindi sempre più belligeranti .

Forse i baltici e Bruxelles, si rifiutano di considerare, perché nessuno dei nostri governi lo ha fatto presente, con le buone o con le cattive che noi guardiamo al Mediterraneo,  che deve essere in pace, questo per l’interesse di tutti. E nostro in particolare. Tra l’altro tutto ciò valorizzerebbe la nostra importante  posizione geografica.

Non possiamo rimanere spettatori e subire decisioni prese altrove.

Il nuovo premier ungherese Magyar, interessato , e molto,  ai fondi europei ha detto che i rapporti con la Russia non si modificheranno, perché l’ Ungheria è lì e la geografia parla chiaro.

Le mosse della Meloni , come impedire l’utilizzo di Sigonella per la logistica americana nella guerra di aggressione all’Iran, Aviano invece è attiva, e il  rifiuto di un coinvolgimento diretto ,che gli è costato gli strali di Trump, come la sospensione del memorandum tra Italia e Israele su difesa e sicurezza, rinnovato per  decenni da tutti i governi precedenti, mi sembrano delle mosse più di facciata , e tardive, che altro.

È  un buttare la palla nel campo avversario, nel campo largo,  con la speranza concreta di far emergere le contraddizioni  che covano sotto la cenere, su collocazione internazionale, Asia occidentale, Russia , riarmo, e in genere rapporti con Bruxelles.

Enrico Mattei , politici della Prima Repubblica ,Fanfani, Moro sono riusciti a ritagliare , per il nostro paese , in un mondo bipolare, sfruttando la nostra predisposizione alla diplomazia,  uno spazio geopolitico importante, con l’obbiettivo di indipendenza  energetica  che significa anche  sovranità  nazionale. Inoltre si potrebbe pensare attraverso  la Cassa depositi e prestiti,  al  ritorno in possesso, pubblico , di giganti  per noi strategici come l’Eni .Pensare meno ai dividendi degli azionisti, di più all’interesse della nazione.

Il problema non è solo il governo attuale, sono anche le spaccature  della possibile alternativa,  e Giorgia lo ha capito.

I vincoli esterni,  e parlo di Unione Europea, Nato, il sistema di alleanze, che spesso ci hanno fatto deviare dal nostro interesse nazionale, tra l’altro non se la passano bene.

Forse è il momento che la politica si faccia carico di questi  temi.

E finirla finalmente con questa logica bellicista che opprime la nostra società da anni.



mercoledì 25 febbraio 2026

Parlo ancora degli incidenti a Torino , dopo la manifestazione a sostegno del centro sociale Askatasuna

 

 




Parlo ancora degli incidenti a Torino , dopo la manifestazione partecipatissima e la pacifica espressione di solidarietà al centro sociale Askatasuna. Centro sociale che nel marzo 2025, aveva sottoscritto un piano quinquennale di collaborazione con il comune. Patto scisso dal comune nel dicembre dello stesso anno, che ha portato allo sgombero. Centro sociale molto radicato nel territorio, la presenza di una biblioteca sociale, collaborazione con il nido ,scuola materna e primaria. Perché Askatatusa è comunità, ha un rapporto strettissimo con il quartiere, che è sceso in piazza a protestare contro la sua chiusura. Da notare che alla manifestazione partecipava l’assessore al Wellfare del città di Torino Rosatelli. Le istituzioni hanno bisogno, in una logica di servizio, della partecipazione attiva di realtà del territorio e da esso emerse , per superare la burocrazia tipica della pubblica amministrazione, spesso inefficace perché calata dall’alto. Ma mi voglio soffermare su gli incidenti provocati da gruppi di infiltrati, violenti , arrivati a manifestazione ormai terminata, che hanno cercato lo scontro con la polizia, con le immagini del poliziotto aggredito dai soliti personaggi con passamontagna, vistiti di nero, e colpito alla testa con un martelletto. Poteva scapparci il morto, ma grazie a Dio, chi ha subito l’aggressione , forse per la visita “taumaturgica” del presidente del consiglio, e stato dimesso nei giorni successivi, dopo poco. Le manifestazioni vanno protette dai violenti, sia materialmente, sia da un’informazione, che facendo di tutta l’erba un fascio, da una parte delegittima il diritto alla protesta pacifica, e dall’altra giustifica norme , come il decreto sicurezza, approvato pochi giorni dopo i fatti di Torino. Chi è in divisa , che ci rappresenta, va tutelato, come nel contempo devono essere tutelati i cittadini. Uno degli aspetti più insidiosi , delle norme a cui faccio riferimento ,è la creazione di una forma di legittima difesa preliminare. In pratica, chi commette un reato ritenendosi minacciato da un giustificato contesto di pericolo potrebbe essere rapidamente escluso dalle indagini. Di ufficio. Quindi la soggettività scavalca l’oggettività del diritto. Questo al netto della solidarietà dovuta alle forze di polizia che garantiscono la nostra sicurezza. Perché non bisogna mai dimenticare che lo stato moderno deve detenere l’uso legittimo della forza che si esprime attraverso tribunali, forze di polizia e altre amministrazioni riconosciute. E il sistema di pesi e contrappesi Ma c’è di più . La svolta inquietante si vede anche con le limitazioni preventive della libertà personale, e della libertà di manifestare. Per fare un esempio chiunque abbia segnalazioni, può essere sottoposto, non passando attraverso la magistratura ,ad azioni restrittive , decise da prefetti o dalla polizia. Anche un fermo preventivo di 12 ore. È la consacrazione del Daspo, che in passato, io non sono un giurista, vedevo applicato nei confronti degli ultras violenti, in tempo di pandemia è stato utilizzato per impedire gli spostamenti di persone che manifestavano contro il green pass. I decreti sicurezza possono essere visti come un tentativo di controllare il dissenso, nel momento in cui l’operato di un governo risulti impopolare ai cittadini . La gestione della pandemia, è stato un caso da manuale. E non c’era il governo Meloni, c’erano altri a palazzo Chigi. E di questo scollamento tra popolo e politica l’astensionismo elettorale in rapida crescita è un segnale importante e inquietante, come è un segno importante il fatto che nessuna forza politica voglia cambiare la legge elettorale farsesca attualmente in vigore. in una situazione come questa, il potere da sempre si basa sul consenso, le strade sono due, e procedono insieme. La prima è vedere la lotta al malcontento sociale solo come problema di ordine pubblico, conferendo poteri non ordinari alle forze di polizia . In quest’ottica il malcontento va represso, non superato con un’adeguata visione politica. D’altra parte serve a questo fine anche la carota di un’informazione unidirezionale, con media accondiscendenti , se non servili, che indirizzano l’opinione pubblica dove serve . La russofobia dilagante , il silenzio accondiscendente sull’operato del governo israeliano e la mancata difesa di Francesca Albanese, da parte dei mass media e delle istituzioni, sono di fatto un tentativo di imporre ad un’opinione pubblica dissenziente, la politica di riarmo europea, la continuazione della guerra in Ucraina, e il genocidio in Palestina. Tecniche di distrazione di massa. Se durante una manifestazione pacifica di solidarietà al popolo palestinese arrivano pochi violenti e si scatenano , il dissenso lo si trasforma in un problema di ordine pubblico. Chiaro no?

mercoledì 4 febbraio 2026

To be or not to be ... Novak Djokovic! Intervento di Leonardo Elia

 Agli Australian Open di tennis la finale è stata vinta dallo spagnolo Alcaraz, battendo Djokovic, serbo.

Non ho mai giocato a tennis , è uno sport che non conosco, ma mi è comunque dispiaciuto che nelle semifinali sia stato battuto il nostro bravissimo Sinner da Djokovic.

Ma parliamo del campione serbo.

Djokovic incarna le quattro parole che un tempo significavano la sinistra, comunità, identità, sovranità, tradizione, una collocazione del singolo in una storia, nella storia.

Non significano esclusione, ma danno , devono dare un sostrato a tutti noi, devono dare una base a qualunque critica ad un’ordine costituito.

il nostro è serbo, legatissimo alla sua comunità di appartenenza, suo padre un serbo kossovaro.

Si dice che abbia scritto su una telecamera, che il Kossovo è il cuore della nazione serba.

Djokovic è un personaggio con luci ed ombre, ma non si può non dire che oltre ad essere un grande campione, un grande sportivo, difetti di spina dorsale, come quando rifiutando la vaccinazione nella pandemia fu trattenuto in un centro per migranti in Australia, e gli fu impedita la partecipazione agli Australia Open 2022.

Per vincerli l’anno dopo,  invitato a partecipare da quegli stessi organizzatori .

Appartenere ad una comunità, identificarsi vuol dire anche, esprimere il proprio dissenso nei confronti di chi la governa, appoggiando le proteste studentesche che si trascinano in Serbia da mesi.

E per questo abbandonare la patria e trasferirsi con la famiglia in Grecia.

Il suo attaccamento al Kossovo, dovrebbe farci pensare all’operazione Nato, Allied Shield ,non approvata dall’Onu contro la Serbia, che costò la vita a molti civili, in cui fu colpita l’ambasciata cinese, fu creato uno stato, che per esempio Spagna e Romania  non riconoscono, piazzato al centro dei Balcani che ha sul suo territorio una enorme base americana.

Lo stato, la repubblica del Kossovo governata dai capi ,ultranazionalisti, degli insorti albanesi, che , con l’appoggio di noi europei , stanno creando più di qualche problema alla minoranza serba, che vive lì da secoli.

Allied shield a cui l’Italia ha concesso   lo spazio aereo, anche partecipando direttamente ai bombardamenti in Serbia, un paese con cui abbiamo avuto sempre rapporti stretti, il nostro “estero Vicino”.

Massimo d’Alema presidente del consiglio  si giustificò dicendo che se avessimo fatto diversamente, saremmo stati isolati (sic). Oltre che per fermare un genocidio in atto. Ricordo che applicare il termine genocidio ad accadimenti, da parte di istituzioni, rimanda sempre a valutazioni politiche. Vedi la non applicazione per il massacro di Gaza.

 Allora Vicepresidente Mattarella, anche ministro della difesa, che a Marsiglia l’anno passato, paragona la Russia al Terzo Reich,e ora, presidente della repubblica , capo supremo delle forze armate, rimane in silenzio quando l’esercito israeliano nel sud del Libano fa fuoco con l’artiglieria su posizioni occupate dai nostri soldati dell’Unifil, e si accontenta della convocazione di Tajani dell’ambasciatore israeliano, quando un israeliano in cis Giordania obbliga due carabinieri, in missione istituzionale, a mettersi in ginocchio davanti a lui, minacciandoli con un’arma.

Sull’uomo  Djokovic si può discutere, come tutti è una persona  con luci ed ombre, ma con tutte  le sue contraddizioni , non difetta di schiena dritta. E nella società in cui viviamo c’è un’estremo bisogno di persone con la schiena dritta.

A proposito di uomini con spina dorsale e con cervello funzionante è stato ucciso in Libia, il figlio di Gheddafi, che forse, per il suo carisma, per la sua autorevolezza, avrebbe potuto unificare e pacificare quello sfortunato paese.

Nell’interesse dell’Italia. Ma questa è un’altra storia.

 


mercoledì 21 gennaio 2026

IN GOD WE TRUST ... ovvero la violazione del diritto internazionale. Intervento di Leonardo Elia

 Gli Usa hanno attaccato il Venezuela. Rapito, arrestato, il presidente Maduro e la moglie, già si trovano a New York. In attesa di giudizio.

L’accusa di narcotraffico è già caduta. Come dice da sempre Pino Arlacchi, già collaboratore della commissione narcotici dell’Onu , il Venezuela è marginale nel traffico della droga. Non è marginale  per  gli Stati Uniti, perché ricchissimo di risorse, e di petrolio in particolare. Non è marginale anche perché custode di una forma di socialismo populista, inaugurato  dal suo leader  Chavez , il predecessore di Maduro,  e  sopravvissuto a molti tentativi di colpo di stato e a più di trent’anni di sanzioni affamatrici.

 Da sempre gli americani vedono quest’esperienza politica  come il fumo negli occhi.

L’attacco al Venezuela, l’abbordaggio della petroliera russa in Atlantico, il solo parlare di annessione della Groenlandia, sono palesi violazioni del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti.

Da sempre hanno perseguito i loro interessi  in maniera spregiudicata, ma all’interno di una cornice formale, il diritto internazionale appunto, invocando la difesa  della democrazia e  dei diritti umani, i valori per intenderci, per loro da esportare anche con le armi. Ora vivono una crisi importante, sociale, industriale, economica, con il dollaro che sta perdendo terreno come moneta di scambio internazionale. E la loro egemonia ,  tecnologica e militare è insidiata da altri attori, Cina in primis, ma anche Russia.

Per questo l’ipocrisia è caduta, Trump interpreta senza filtri le difficoltà americane e la volontà di superarle , di restaurarne l’egemonia.

Ma purtroppo  per Washington i chavisti continuano a governare il Venezuela, anche senza Maduro.

Anche il tentativo di rovesciare  gli Ayatollah in Iran con proteste genuinamente partite da problemi economici, e politici   , alimentate e ingigantite, armate, dall’alleato degli Usa  più fedele nell’area che è Israele, non sta avendo l’esito sperato. La palese aggressione, come succede, compatta un popolo.

Il cambio di regime  presuppone un prima, far cadere chi sta al potere, e un dopo, avere qualcuno da insediare, con un minimo di credibilità.

Gli Stati Uniti, ora  non hanno la forza, né morale né materiale, militare per intenderci, per concludere questo percorso.

Quindi tentativo di confermare il primato, contenere i concorrenti ed emergenti, la Cina ha bisogno di energia, attraverso il controllo della produzione e  delle rotte degli idrocarburi . Specialmente quei movimenti che sfuggono al dollaro e al controllo americano.  D’altra parte sia il Venezuela sia l’Iran sono sottoposti a sanzioni durissime da decenni, e sono stati messi fuori dal commercio internazionale che   è espresso in dollari.

La cosa pericolosissima, è che Trump , di fronte a molteplici sfide ha aumentato in maniera considerevole gli stanziamenti per il Pentagono, tradendo la sua base elettorale, che pretende una maggiore attenzione ai problemi  interni  gravissimi .  Gli Usa mascherano la loro debolezza strutturale con una postura aggressiva.

È l’attualità del libro di Lenin  , “l’imperialismo fase suprema del capitalismo”, scritto più di un secolo fa.

È la crisi di un sistema economico, ma non solo, anche di pensiero, rappresentato da uno stato egemone che giunto alla maturità, per conservare il dominio , si proietta oltre confine. Perché questo  momento storico non ammette limiti, né politici, né geografici, né economici, né sociali.  Questo porta inevitabilmente a collisioni tra stati, tra chi vuole mantenere e aumentare l’egemonia, e chi vuole emergere e guadagnarsi un posto al sole.Le guerre del secolo passato dovrebbero servirci da insegnamento.

Quello che sta succedendo ora con la ascesa della Cina, degli “altri”. Lo scontro è inevitabile.

Specialmente se non si riconoscono istituzioni che dovrebbero servire per far dialogare le parti.

Se anche formalmente gli Usa contestano il diritto internazionale,  vogliono uscire da dall’Onu e da altri organismi internazionali, resta il caos, la giungla, la legge del più forte. Considerando che gli emergenti faticosamente usciti da un giogo coloniale subito per secoli, rischiano di esserne nuovamente risucchiati.

E non lo vogliono.

Dimenticavo

 Wolfgang Ischinger, , diplomatico tedesco, ex ambasciatore negli Usa, già presidente ad interim della Conferenza sulla sicurezza di Monaco dice testualmente, ”l’operazione americana in Venezuela smentisce gli argomenti a favore del fatto che la Russia non potesse intervenire nella situazione in Ucraina.

 

 

Strange Days ... Intervento di Leonardo Elia

  L’attualità drammatica che stiamo vivendo, suggerisce degli spunti di riflessione importanti per i possibili programmi dei partiti che si ...