Con un blitz , inaspettato ,anche se le trattative si trascinavano da anni, qualche giorno fa è stato firmato a Montevideo il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur.
Il Mercosur vuol dire Paraguay, Uruguay, Argentina, Brasile.
In caso di ratifica, e questa evenienza non è scontata, saranno abolite tutte le tariffe doganali, che limitano le esportazioni europee in questi quattro paesi.
Si faciliterà l’accesso delle imprese italiane , lo sfruttamento delle risorse , di cui sono ricche queste nazioni sudamericane, primo tra tutti il litio, con i grandi giacimenti argentini, essenziale per la transizione energetica.
Anche le esportazioni dei nostri prodotti, non più sottoposti a dazi.
Esportazione anche di imprenditorialità , che sarà facilitata da procedure semplificate, veloci, alleggerita dalla burocrazia quindi, con molto più facile accesso ad enormi mercati , enormi in termini di spazio, e di popolazione.
Tutto bene, non proprio, perché i flussi non sarebbero chiaramente unidirezionali , in uscita dall’ Unione Europea, quindi nostre esportazioni, ma sarebbero facilitate molto le importazioni.
Questo trattato dovrà essere ratificato , e mentre Germania e Spagna spingono , Italia ,Polonia e principalmente Francia, frenano.
Perché queste tre ultime nazioni , hanno un importante comparto agricolo industriale.
I contadini francesi protestano perché , e sicuramente la stessa cosa succederà nel nostro paese e a Varsavia in campo agricolo, subirebbero una concorrenza pesantissima.
Non dobbiamo dimenticarci che i quattro paesi del Mercosur, sono già oggi dei grandissimi produttori ed esportatori di prodotti agricoli, agricoltura industriale per capirci, soya e carne su tutto.
Gli scettici come me, sono preoccupati, a ragione, che si aprirebbero le porte a prodotti a bassissimo costo, non sottoposti alle direttive ambientali europee, e tutto ciò metterebbe fuori mercato le nostre produzioni, specie quelle di qualità.
Possono dare tutte le assicurazioni che vogliono, ma la paura è che si creerebbe una situazione come quella del grano, con i prezzi fissati dalla borsa di Chicago, importazioni selvagge dal Canada, di grano vecchio di un anno, a bassissimo costo, stabilizzato in pre raccolta con glifosato, che arriva nei nostri porti, dopo un viaggio di un mese che inizia a Vancouver.
Grano tossico pieno del diserbante, della Monsanto Bayer, ancora utilizzato, non bandito nel nostro continente solo per le pressioni di potenti lobbies a Bruxelles.
I miei cugini argentini mi hanno detto che stanno avvelenando tutto il nord del loro paese, con coltivazioni di soya transgenica che abbisogna di quantità di glifosato sempre maggiori.
Questo latifondo di agricoltura industriale schiaccerebbe sicuramente la tessitura agricola europea costituita da piccole aziende familiari, già economicamente compresse dalle solite politiche calate dall’alto
delle quali Ursula è la portavoce convinta.
Che colpiscono molto più i piccoli.
E contro di cui i contadini europei protestano da tempo.
Ascoltate gli interventi su Radio Giubbe Rosse del mio amico Ivano Gioffreda, sul superintensivo e sulla PaC, che ho già messo nel blog ma ripropongo con piacere.
Io ho poca fiducia nella capacità della commissione europea di gestire tutto questo in maniera equa, men che mai nella Ursulona, troppo attenta a seguire le lobby e tutelare gli interessi di potentati economici.
Sono state fatte promesse , su richiesta francese , di proteggere le produzioni nazionali, ma di certo c’è solo l’apertura dei mercati, le altre sono solo parole.
Non dimenticando che l’agricoltura , la nostra agricoltura, rimane ,tra mille difficoltà, la depositaria di una importante fetta di biodiversità, che vuol dire eccellenze alimentari, vuol dire tutela di un ambiente che è la rappresentazione della nostra storia, della storia delle nostre comunità, un patrimonio rurale che non può essere disperso, anche se è già sotto attacco.
Tutti i trattati di libero scambio hanno messo fuori mercato le produzioni agricole locali e tradizionali, in pratica le azzerano.
Aspetto le dinamiche che si svilupperanno al momento della ratifica, confidando in un cambiamento di postura delle politiche europee.
D’altra parte incominciano ad apparire, finalmente, le prime contraddizioni , i primi problemi di consenso alle politiche dell’Unione Europea, crepe che sono destinate ad ingrandirsi ,a causa di spinte sia endogene, cambio nei governi nazionali, sia internazionali.
Lo sapremo solo vivendo(l’ho presa da Lucio Battisti) in un mondo che sta cambiando sperando che non cambi in peggio. Ancora di più.
Nessun commento:
Posta un commento