mercoledì 25 febbraio 2026

Parlo ancora degli incidenti a Torino , dopo la manifestazione a sostegno del centro sociale Askatasuna

 

 




Parlo ancora degli incidenti a Torino , dopo la manifestazione partecipatissima e la pacifica espressione di solidarietà al centro sociale Askatasuna. Centro sociale che nel marzo 2025, aveva sottoscritto un piano quinquennale di collaborazione con il comune. Patto scisso dal comune nel dicembre dello stesso anno, che ha portato allo sgombero. Centro sociale molto radicato nel territorio, la presenza di una biblioteca sociale, collaborazione con il nido ,scuola materna e primaria. Perché Askatatusa è comunità, ha un rapporto strettissimo con il quartiere, che è sceso in piazza a protestare contro la sua chiusura. Da notare che alla manifestazione partecipava l’assessore al Wellfare del città di Torino Rosatelli. Le istituzioni hanno bisogno, in una logica di servizio, della partecipazione attiva di realtà del territorio e da esso emerse , per superare la burocrazia tipica della pubblica amministrazione, spesso inefficace perché calata dall’alto. Ma mi voglio soffermare su gli incidenti provocati da gruppi di infiltrati, violenti , arrivati a manifestazione ormai terminata, che hanno cercato lo scontro con la polizia, con le immagini del poliziotto aggredito dai soliti personaggi con passamontagna, vistiti di nero, e colpito alla testa con un martelletto. Poteva scapparci il morto, ma grazie a Dio, chi ha subito l’aggressione , forse per la visita “taumaturgica” del presidente del consiglio, e stato dimesso nei giorni successivi, dopo poco. Le manifestazioni vanno protette dai violenti, sia materialmente, sia da un’informazione, che facendo di tutta l’erba un fascio, da una parte delegittima il diritto alla protesta pacifica, e dall’altra giustifica norme , come il decreto sicurezza, approvato pochi giorni dopo i fatti di Torino. Chi è in divisa , che ci rappresenta, va tutelato, come nel contempo devono essere tutelati i cittadini. Uno degli aspetti più insidiosi , delle norme a cui faccio riferimento ,è la creazione di una forma di legittima difesa preliminare. In pratica, chi commette un reato ritenendosi minacciato da un giustificato contesto di pericolo potrebbe essere rapidamente escluso dalle indagini. Di ufficio. Quindi la soggettività scavalca l’oggettività del diritto. Questo al netto della solidarietà dovuta alle forze di polizia che garantiscono la nostra sicurezza. Perché non bisogna mai dimenticare che lo stato moderno deve detenere l’uso legittimo della forza che si esprime attraverso tribunali, forze di polizia e altre amministrazioni riconosciute. E il sistema di pesi e contrappesi Ma c’è di più . La svolta inquietante si vede anche con le limitazioni preventive della libertà personale, e della libertà di manifestare. Per fare un esempio chiunque abbia segnalazioni, può essere sottoposto, non passando attraverso la magistratura ,ad azioni restrittive , decise da prefetti o dalla polizia. Anche un fermo preventivo di 12 ore. È la consacrazione del Daspo, che in passato, io non sono un giurista, vedevo applicato nei confronti degli ultras violenti, in tempo di pandemia è stato utilizzato per impedire gli spostamenti di persone che manifestavano contro il green pass. I decreti sicurezza possono essere visti come un tentativo di controllare il dissenso, nel momento in cui l’operato di un governo risulti impopolare ai cittadini . La gestione della pandemia, è stato un caso da manuale. E non c’era il governo Meloni, c’erano altri a palazzo Chigi. E di questo scollamento tra popolo e politica l’astensionismo elettorale in rapida crescita è un segnale importante e inquietante, come è un segno importante il fatto che nessuna forza politica voglia cambiare la legge elettorale farsesca attualmente in vigore. in una situazione come questa, il potere da sempre si basa sul consenso, le strade sono due, e procedono insieme. La prima è vedere la lotta al malcontento sociale solo come problema di ordine pubblico, conferendo poteri non ordinari alle forze di polizia . In quest’ottica il malcontento va represso, non superato con un’adeguata visione politica. D’altra parte serve a questo fine anche la carota di un’informazione unidirezionale, con media accondiscendenti , se non servili, che indirizzano l’opinione pubblica dove serve . La russofobia dilagante , il silenzio accondiscendente sull’operato del governo israeliano e la mancata difesa di Francesca Albanese, da parte dei mass media e delle istituzioni, sono di fatto un tentativo di imporre ad un’opinione pubblica dissenziente, la politica di riarmo europea, la continuazione della guerra in Ucraina, e il genocidio in Palestina. Tecniche di distrazione di massa. Se durante una manifestazione pacifica di solidarietà al popolo palestinese arrivano pochi violenti e si scatenano , il dissenso lo si trasforma in un problema di ordine pubblico. Chiaro no?

mercoledì 4 febbraio 2026

To be or not to be ... Novak Djokovic! Intervento di Leonardo Elia

 Agli Australian Open di tennis la finale è stata vinta dallo spagnolo Alcaraz, battendo Djokovic, serbo.

Non ho mai giocato a tennis , è uno sport che non conosco, ma mi è comunque dispiaciuto che nelle semifinali sia stato battuto il nostro bravissimo Sinner da Djokovic.

Ma parliamo del campione serbo.

Djokovic incarna le quattro parole che un tempo significavano la sinistra, comunità, identità, sovranità, tradizione, una collocazione del singolo in una storia, nella storia.

Non significano esclusione, ma danno , devono dare un sostrato a tutti noi, devono dare una base a qualunque critica ad un’ordine costituito.

il nostro è serbo, legatissimo alla sua comunità di appartenenza, suo padre un serbo kossovaro.

Si dice che abbia scritto su una telecamera, che il Kossovo è il cuore della nazione serba.

Djokovic è un personaggio con luci ed ombre, ma non si può non dire che oltre ad essere un grande campione, un grande sportivo, difetti di spina dorsale, come quando rifiutando la vaccinazione nella pandemia fu trattenuto in un centro per migranti in Australia, e gli fu impedita la partecipazione agli Australia Open 2022.

Per vincerli l’anno dopo,  invitato a partecipare da quegli stessi organizzatori .

Appartenere ad una comunità, identificarsi vuol dire anche, esprimere il proprio dissenso nei confronti di chi la governa, appoggiando le proteste studentesche che si trascinano in Serbia da mesi.

E per questo abbandonare la patria e trasferirsi con la famiglia in Grecia.

Il suo attaccamento al Kossovo, dovrebbe farci pensare all’operazione Nato, Allied Shield ,non approvata dall’Onu contro la Serbia, che costò la vita a molti civili, in cui fu colpita l’ambasciata cinese, fu creato uno stato, che per esempio Spagna e Romania  non riconoscono, piazzato al centro dei Balcani che ha sul suo territorio una enorme base americana.

Lo stato, la repubblica del Kossovo governata dai capi ,ultranazionalisti, degli insorti albanesi, che , con l’appoggio di noi europei , stanno creando più di qualche problema alla minoranza serba, che vive lì da secoli.

Allied shield a cui l’Italia ha concesso   lo spazio aereo, anche partecipando direttamente ai bombardamenti in Serbia, un paese con cui abbiamo avuto sempre rapporti stretti, il nostro “estero Vicino”.

Massimo d’Alema presidente del consiglio  si giustificò dicendo che se avessimo fatto diversamente, saremmo stati isolati (sic). Oltre che per fermare un genocidio in atto. Ricordo che applicare il termine genocidio ad accadimenti, da parte di istituzioni, rimanda sempre a valutazioni politiche. Vedi la non applicazione per il massacro di Gaza.

 Allora Vicepresidente Mattarella, anche ministro della difesa, che a Marsiglia l’anno passato, paragona la Russia al Terzo Reich,e ora, presidente della repubblica , capo supremo delle forze armate, rimane in silenzio quando l’esercito israeliano nel sud del Libano fa fuoco con l’artiglieria su posizioni occupate dai nostri soldati dell’Unifil, e si accontenta della convocazione di Tajani dell’ambasciatore israeliano, quando un israeliano in cis Giordania obbliga due carabinieri, in missione istituzionale, a mettersi in ginocchio davanti a lui, minacciandoli con un’arma.

Sull’uomo  Djokovic si può discutere, come tutti è una persona  con luci ed ombre, ma con tutte  le sue contraddizioni , non difetta di schiena dritta. E nella società in cui viviamo c’è un’estremo bisogno di persone con la schiena dritta.

A proposito di uomini con spina dorsale e con cervello funzionante è stato ucciso in Libia, il figlio di Gheddafi, che forse, per il suo carisma, per la sua autorevolezza, avrebbe potuto unificare e pacificare quello sfortunato paese.

Nell’interesse dell’Italia. Ma questa è un’altra storia.

 


Parlo ancora degli incidenti a Torino , dopo la manifestazione a sostegno del centro sociale Askatasuna

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